martedì 30 luglio 2013

LINEA COMMODITIES - possibile inversione rialzista sul Corn

Non è ancora chiaro il possibile cambio di direzione sul Corn, ma ho deciso di anticipare l'ingresso in posizione al livello tondo 500, confidando in una falsa rottura ribassista. Il prezzo ha già violato il livello di ingresso ma con forza ribassista in diminuzione rispetto al movimento delle giornate precedenti. Solo al superamento dell'area di recente congestione a 508 sposterò lo stop a breakeven, fino a quel momento lo stop loss resta posizionato sotto i precedentim,inimi giornalieri.


LINEA COMMODITIES - long Soybeans in profitto


Il contratto sulla soia con scadenza settembre ha segnato un doppio minimo e sembra impostato ad un possibile movimento al rialzo. L'ingresso long è scattato a 1343,75 e ora la posizione prosegue con stop profit a 1345 e take profit differenziato ai livelli 1410 e 1510.


lunedì 29 luglio 2013

LINEA COMMODITIES - ingresso long sul Cacao

La giornata di oggi ha aperto l'ottava con un gap down ribassista sul Cacao e ha segnato subito una forte accelerazione al ribasso. Con l'appoggio sulla media lenta 200 periodi è scattato l'ingresso buy.

Posizione aperta: long 2290 con stop loss 2260 sotto la media 50 periodi.
Il target è frazionato idee livelli: il primo a 2320-2330 alla chiusura del gap di apertura, il successivo a 2370 sul recupero dei recenti massimi.


LINEA COMMODITIES - primo target raggiunto sul Sugar

Forte accelerazione rialzista sul contratto future dello zucchero. Il primo target 16,90 è stato toccato dallo spike intraday e lì ho chiuso mezza posizione in profitto. La restante mezza posizione prosegue verso il target successivo a 17,30 sui recenti massimi di swing, con lo stop in profit a 16,50.


giovedì 25 luglio 2013

"dealing desk"? No, grazie!

Giocheresti una partita con un arbitro che ha piazzato una scommessa su quella partita, e ha puntato proprio sulla tua sconfitta? Non credo. Eppure quando fai trading con un dealing desk è praticamente la stessa cosa. Proviamo a spiegare meglio questo concetto.

Diciamo che un broker tradizionale (dealer) che opera sui mercati regolamentati, è un semplice intermediario tra il cliente e il mercato, o meglio il circuito interbancario ECN sul quale avvengono gli scambi dei contratti. Quando il cliente immette un ordine, che sia a mercato o che sia condizionato, il broker cerca il miglior prezzo disponibile sul circuito interbancario e lo esegue. Si potrebbe approfondire la distinzione tra market maker e non-market maker, ma per il momento accontentiamoci di questo.

Il broker dealing desk invece fa da controparte al suo cliente, cioè se il cliente vende lui compra, se il cliente compra lui vende. La conseguenza ovvia e diretta di questo meccanismo è che quando il cliente chiude in profitto, il broker accusa una perdita, mentre quando il trader chiude in perdita, il broker registra un profitto. Non vi sembra che ci sia qualche piccolo, potenziale conflitto di interesse?

In realtà, ogni broker ha un sistema di analisi della performance dei clienti, e li classifica in due gruppi in funzione della loro profittabilità: nel gruppo A quelli che guadagnano, nel gruppo B quelli che perdono. Niente di male, sono normali classificazioni statistiche, non c'è niente di illecito. Però capite bene che per un dealing desk la soluzione ideale è coprirsi a mercato verso i clienti A e fare da controparte verso i clienti B. E fin qui, ci sarebbero elementi sufficienti per preferire un broker non dealing desk. Ripeto, non c'è niente di illecito, però se posso scegliere preferisco operare con un intermediario che non ha conflitto di interesse verso di me.

La cosa diventa ancora più intrigante quando il broker offre dei cfd che sono scambiati anche fuori dagli orari di apertura dei mercati, ad esempio cfd su indici europei scambiati in orari notturni. Ricordiamoci che i futures EUREX (Dax30, EuroStoxx50, etc.) chiudono alle 22, con l'eccezione del FTSEMIB che chiude alle 17:40. Ma da che cosa dipende il prezzo quando il mercato è chiuso? Da tante cose: dagli andamenti su altre piazze, dagli scambi dei clienti, ma in ultima analisi è il frutto di un algoritmo di calcolo che risiede nel server del broker, in altre parole il prezzo lo fa il broker, non lo fa il mercato. Ma è chiaro: se il mercato è chiuso, qualunque prezzo è quello giusto, perché in quel momento non esiste un prezzo di riferimento.

Vi mostro un esempio reale, preso da operazioni su un conto trading reale.


Che movimenti potrebbe fare il cfd sull'indice italiano FTSE MIB di notte, quando a Piazza Affari gli scambi sono chiusi? Ebbene, anche 200 punti di rialzo, pari a +1,14%. E magari questo rally avviene tra le 03:00 e le 05:00 di mattina. E magari quella notte non ci sono stati movimenti particolari sulle piazze asiatiche a influenzare il prezzo. E magari quel movimento non fa scattare un take profit ma uno stop loss. Ricordiamoci che il cfd è un prodotto over the counter; gli scambi sono limitati ai clienti di quello specifico broker, quindi in assenza di operatori la liquidità si riduce e gli spread si allargano.

Che cosa può muovere il prezzo di un cfd quando il mercato è fermo? Dipende da molti fattori, ma in ultima analisi il prezzo di notte lo fa un algoritmo di calcolo in funzione delle operazioni dei pochi clienti attivi, oppure in funzione degli ordini condizionati (stop o limite) che scattano in automatico al variare del prezzo. Invece quando faccio trading sull'indice FTSE MIB preferisco sapere che il cfd del mio broker replica esattamente il future: valore, scadenza e orari di scambio del future, e quindi di notte sta fermo.

Alzi la mano chi è stato "pizzicato" da uno stop loss durante questi scambi notturni. Ora invece alzi la mano chi ha raggiunto un target e chiuso in profitto una posizione durante i movimenti notturni. Ognuno può raccontare la propria esperienza. Tutto questo è lecito e legale? Certamente, ma io preferisco fare trading con un broker che operi in modalità non dealing desk. Solo questione di gusti.

CALENDARIO ECONOMICO